Il Bosco del "Meandro"

Monitoraggio

Stato avanzamento del bosco
40%
Biodiversità
32%
Compensazione di CO2
29%
Relazioni sociali
52%

La Storia del Bosco

Correva l’anno 1678, quando a seguito di gravi disordini idraulici dell’Adige, “fu istituito il Magistrato alle Acque all’Adige,[che] impose un indirizzo più razionale ed organico alla sistemazione idraulica del corso d’acqua” (Miliani, 1937). Il grande fiume non la smetteva di fuoriuscire dal suo alveo naturale: tanto provvisorio quanto faticosamente guadagnato. Ben otto, furono le rovinose rotte sulla destra della Volta Pettorazza tra il 1654 ed il 1772, lasciando dietro di loro un carico immane di morte, pestilenze e distruzioni di colture sgangherate.
Inermi gli abitanti si rivolgevano alla Madonna chiedendo la grazia per avere loro salvi i raccolti e la vita. L’icona sacra della Vergine delle Grazie era stata qualche anno addietro posta nel 1519, sul pilastro di confine tra le giurisdizioni parrocchiali di Agna (per Pettorazza Papafava, in sinistra fiume) e Cavarzere (per Pettorazza Grimani, in destra fiume), come atto di pacificazione delle numerose discordie tra le fazioni Padovane e Veneziane (Mozzato,1985). Per essere infine trasferita in epoca settecentesca, post rettifica, nel Santuario di nuova costruzione.

Ancorché i santi fu però la scienza ad alleviare i problemi. “La giravolta della Pettorazza Papafava, come osservò il Lorgna, e prima di lui molti altri celebb. Matematici, è la più perniciosa, che v’abbia in tutto l’alveo dell’Adige inferiore. Forma quasi un circolo completo, la cui circonferenza è uguale a tre miglia, e la corda, o sia il dirizzagno, circa mezzo miglio. Essa dunque andrebbe certamente tagliata”, riportava il Belloni nel 1774. Si decise dunque per il taglio del meandro che iniziarono nel 1782 e terminato nel 1783 (Paleocapa, 1859). Le operazioni mobilitarono centinaia e centinaia di manovali, giunti da altre contrade della Serenissima, che a colpi di badile operarono la più imponente opera di rettifica che l’Adige avesse mai conosciuto. Molti operai non fecero più ritorno a casa e s’insediarono a Pettorazza mettendo su famiglia.

Da allora Pettorazza acquisì un aspetto nuovo: il territorio già dei carraresi, oggi di competenza della Parrocchia di Pettorazza Papafava, ubicato a sinistra del fiume poiché racchiuso nel meandro finì per essere inglobato ai possedimenti di San Giovanni , appartenenti ai Veneziani e in particolare ai Grimani che hanno dato il nome al comune. Si narra che sulla sponda sinistra del fiume, sul confine fra il territorio Padovano e Veneziano, sorgesse una torre grande e goffa, da cui l’accrescitivo di “torrazza”, le terre circostanti situate “ai piedi della torrazza” vennero allora denominate di “Petorrazza” (dal dialetto “piè déa toràssa”).
Le carte catastali antecedenti il 1782 (anno dell’intervento di rettifica della volta dell’Adige ad opera della Repubblica Veneta) riportano infatti il toponimo di “Petorrazza” con una “t” e due “r” e solo agli inizi dell’Ottocento il nome muta in “Pettorazza”.
Prima del ‘400 il territorio ubicato a destra dell’Adige veniva chiamato con il nome di San Giovanni e attorno al 1600 assunse il toponimo di Cà Grimani, desunto dalla villa che la celebre famiglia veneziana fece edificare in prossimità del fiume, la denominazione attuale gli è pervenuta nel XVI secolo quando fu costruita la chiesa di S.Salvatore, poi demolita nel 1889.
Ad oggi ancora non ci è dato saper dove si trovasse la Torazza di romana memoria probabilmente costruita nell’intersezione tra l’Adige e la via Annia, in compenso la Madonna continuò ad essere prodiga di grazie facendo del suo Santuario un luogo di culto tra i più rinomati del Polesine.

 

 

Fonti:

 

  • C. L. Pollini, Pettorazza Storia del territorio del suo fiume e del Santuario, Editrice Nuova Scintilla, 2017
  • S. Piovan, Studio paleogegrafico presso Pettorazza Grimani (Rovigo), Quaderni del Dottorato, Università di Padova, Dipartimento di Geografia, 2007.
  • I. Piva, (a cura di), Madonna delle Grazie di Papafava. 500 anni di storia (1519-2019), Tipografia Tiengo, 2019

Per un approfondimento del contesto paleogeografico consigliamo di leggere la ricerca della Dott.ssa Silvia Piovan (link)
Là dove scorreva il fiume oggi abbiamo piantato un bosco, per delimitare un confine antico. Desideriamo recuperare questo percorso per donare una traccia viva alla memoria delle generazioni future a cui va la nostra opera.

Alla fase di ampliamento del bosco avvenuta a dicembre 2021 e febbraio 2022 hanno partecipata i volontari di Il Tarassaco, WWF Rovigo, Plastic Free e LIPU sezione di Rovigo. 

Gallery del bosco

Scheda

Località

Pettorazza Grimani (RO)

Inizio

10 marzo 2021 / 12 dicembre 2021 / 26 febbraio 2022

Superficie

8.000 mq su tre proprietà private distinte

Partecipanti

35

Arnia

0

Casetta per insetti

0

Casetta per pipistrelli

0

Casetta per uccelli

2

Specie arboree

Acero campestre (Acer campestre)
Azzeruolo (Crataegus azarolus)
Bagolaro (Celtis australis)
Cerro (Quercus cerris)
Faggio (Fagus)
Farnia (Quercus robur)
Frassino Maggiore (Fraxinus excelsior)
Frassino Ossifillo (Fraxinus angustifolia)
Gelso (Morus nigra)
Leccio (Quercus ilex)
Ligustro (Ligustrum)
Nocciolo (Corylus avellana)
Ontano (Alnus)
Platano (Platanus)
Salice (Salix alba ‘Vitellina’)
Sambuco (Sambucus nigra)
Tiglio (Tilia cordata)
Carpino Bianco (Carpinus betulus)
Frangola (Rhamnus frangula)
Fusaggine (Euonymus europeaus)
Corniolo (Cornus mas)
Sanguinella (Cornus sanguinea)
Biancospino (Crataegus monogyna)
Olmo (Ulmus minor)