Oasi del "Gorgo Leze"

Monitoraggio

Stato avanzamento del bosco
36%
Biodiversità
45%
Compensazione di CO2
22%
Relazioni sociali
52%

La Storia del Bosco

Il 14 novembre 1951 fu per il Polesine una data sconvolgente. Dopo settimane di piogge incessanti che avevano colpito tutto il bacino del Po, alle ore 19.45 del 14 novembre, l’argine maestro del fiume Po non seppe trattenere la piena e ruppe a Vallone di Paviole, in Comune di Canaro. Alle ore 20:00 si verificò una seconda rotta in località Bosco nel comune di Occhiobello. La terza falla si produsse poco più tardi, alle ore 20:15 circa, in località Malcantone dello stesso comune.

La massa d’acqua che si riversò con furia sconvolgente sulle terre del Polesine fu immane. Si calcola che la portata complessiva delle rotte sia stata dell’ordine dei 7.000 m³/s a fronte di una portata massima complessiva del fiume stimata in quell’occasione in circa 12.800 m³/s. In pratica, circa 2/3 della portata fluente, anziché proseguire la sua corsa verso il mare entro gli argini del fiume, si riversò sulle campagne e sui paesi.

Una volta raggiunto l’abitato di Loreo, comune sito più ad est, le acque invertirono la loro rotta creando paurosi vortici. La corrente scalzò il terreno sabbioso e fece crollare il terrapieno su cui passa l’odierna strada provinciale determinando la formazione del gorgo. Al museo dei Grandi Fiumi sono conservate le foto dell’abitazione allora esistente e sprofondata dal vortice irresistibile delle acque.

Tecnicamente i gorghi rappresentano la tipologia più diffusa ed importante di zone umide minori polesane. Retaggio di un’epoca pre industriale dove il territorio aveva tutt’altro aspetto. Essi sono piccoli stagni di forma solitamente tondeggiante, originatesi dall’accumulo e mantenimento di acqua a seguito delle esondazioni dei fiumi, oppure rimaste all’interno dei paleoalvei dopo la modificazione di corsi d’acqua. Nel caso del gorgo Leze il paleoalveo che sta alla sua origine è quello dell’Adigetto che si ritiene collegasse già in epoca romana Badia, Rovigo e Cavarzere fino ad essere oggetto nel 1760 di Taglio da parte della Repubblica Serenissima. Il “drizzagno” eseguito per facilitare il deflusso delle acque dell’area delle Valli di Santa Giustina, portandole al Canalbianco in prossimità di Adria. Prima del taglio, l’Adigetto tornava all’Adige, fiume da cui prende le sue acque, poco a monte di Cavarzere. L’opera fu necessaria come risposta all’ennesima distruzione delle Botti (“botte” cioè un sifone), che il provveditore veneto Barbarigo aveva costruito sotto l’Adigetto nella seconda metà del XVI secolo, in modo da convogliare le acque del Ceresolo nel canale Rovigatta, tramite il quale poi esse defluivano nel canale di Loreo e da questo nel Canal Bianco, indi nel Po di Levante, raggiungendo infine il mare. Il nuovo assetto idraulico richiese inoltre lo scavo dello «Scolo Bresega nuova nel 1783» sul fianco destro dell’Adigetto e la costruzione di una nuova botte (1785 distrutta dall’alluvione del 1951) che permettesse a tali acque (che prima confluivano nel Ceresolo) di passare al di sotto dell’Adigetto. Grazie alla nuova opera idraulica, costruita poco più a sud della precedente Botte Barbariga, il nuovo Bresega poteva scaricarsi nel Canal Bianco a est di Adria. (Piovan)

Fonti:
– S. Piovan, La mappa del Valle (1801) come strumento d’indagine dell’evoluzione idrografica nella pianura veneta centro-meridionale. Bollettino A.I.C. nr. 144-145-146 / 2012. (vedi il documento)

 

– M. Cortelazzo, A proposito dell’idronimo medievale Lexe ʻAdigeʼ, Wangadicia Rivista n. 3, 2004.
(…) Escluso che Lexe possa essere una variante di Àdese con spostamento di accento, peraltro mai documentato, per spiegare la forma inusuale bisognerà tentare di percorrere un’altra strada. 
Partendo da L’Àdese e ritenendo normali in dialetto sia la concrezione dell’articolo (L’Àdese  →  Làdese), sia la caduta della –d– intervocalica (Làese), resta da spiegare lo sviluppo ulteriore di – ae – in – è -. E’ cosa nota che Dante (De vulgari eloquentia, I XIV 5) considerava questo passaggio un tratto tipico del padovano dei suoi tempi, sia pure limitato ai soli astratti (denominata) con la finale –ate-, regolarmente passata in padovano antico dapprima –ade, quindi a –ae ed infine a –è. Dante stesso cita bontè. Ma come ci insegna l’Ascoli nel 1870 dalle pagine del’ “Archivio glottologico italiano”, l’evoluzione era operante anche nelle forme verbali di seconda persona plurale in -atis (contentè, portè, e simili sono regolari nel padovano antico: G. Rohlfs, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, II, § 531) e nel corpo di parola di sostantivi. Lo svolgimento del suffisso in –aticum ne è una prova evidente: il Rohlfs ora ora citato ricorda solo, nel vol. III § 1331, il caso del trentino –ego in comparego ʻpispigliamento di comariʼ e in comparego ʻcomparaticoʼ, ma anche in padovano antico e rustico si presentano gramègo, salvègo, alàdega ecc.
Arrivati, quindi, a Làese l’ulteriore sviluppo in I è perfettamente regolare.

 

L’eredità lasciata da quella catastrofe ha oggi un indubbio valore naturalistico. La zona è oggi sottoposta a vincolo naturalistico da Piano di assetto territoriale e fa parte a pieno titolo del reticolo delle Zone Umide Minori. Nel microhabitat creatosi hanno trovato insediamento regolare alcune specie nidificanti quali il Germano Reale (Anas-platyrhynchos), la Folaga (Fulica-atra) Cuculo (Cuculus-canorus), il Gruccione (Merops-apiaster), l’Usignolo di fiume (Cettia-cetti), la Capinera (Sylvia-atricapilla), la Cannaiola Comune (Acrocephalus-scirpaceus), il Cannareccione (Acrocephalus-arundinaceus), il Beccamoschino (Cisticola-juncidis), l’Usignolo (Luscinia-megarhynchos), il Cardellino (Carduelis-carduelis), il Martin pescatore (Alcedo Atthis), Gallinella d’Acqua (Gallinula Chlorupus), l’Airone Cenerino (Ardea Cinerea), il Germano Reale (Anas Platyrhynchos), il Tuffetto nella fase migratoria di passaggio (Tachybaptus ruficollis) ma anche anfibie come la Rana verde (Pelophylax esculentus), la Raganella (Hyla intermedia) o la Biscia dal collare (Natrix natrix) e ittiche come il Persico trota (micropterus salmoides), la Carpa (Cyprinus carpio), il Luccio (Esox lucius), l’Anguilla (Anguilla anguilla), il Carassio (Carassius carassius), la Tinca (Tinca tinca).

 

Dal punto di vista botanico il gorgo ha subito negli anni forti pressioni antropiche al punto da risultare prima del nostro intervento completamente circondato da coltivazioni a carattere agro industriale. Risultavano essere presenti nella fascia perimentrale delle cannuccie di palude (Phragmites australis) a composizione del fragmitéto con qualche contaminazioni verso il coltivo di piante arboree e arbustive come Salice bianco (Salix-alba), Pioppo nero (Populus nigra), Sambuco (Sambucus-Nigra) e Rovo (Rubus-ideus). Interessante presenza di specie floreali come il Nannufero (Nuphar Luteum), Salcerella (Lytrum Salicaria) e il Giaggiolo (Iris pseudacorus)

Fonti:
– D. Piva, Zone Umide Minori (Z.U.M.) della bassa pianura veneta (provincia di Rovigo): caratterizzazione del popolamento avifaunistico in periodo riproduttivo. Tesi di Laurea in Tecnologie Forestali e Ambientali. Università di Padova. Anno 2017/18

Il nostro primo intervento è avvenuto il 19 marzo 2022 nel terreno di proprietà privata situato a sud del gorgo (leggi l’articolo) con la donazione da parte della fondazione Yves Rocher delle 200 piante messe a dimora

Un ulteriore intervento mirato è previsto in autunno e andrà a coinvolgere la porzione di terreno prospiciente le acque del gorgo.

Gallery del bosco

Scheda

Località

Boscofondi, Loc. Botti Barbarighe, Pettorazza Grimani (RO)

Inizio

19 marzo 2022 / 29 ottobre 2022

Superficie

18.500 mq su proprietà privata

Partecipanti

40

Arnia

0

Casetta per insetti

0

Casetta per pipistrelli

0

Casetta per uccelli

2

Specie arboree

Biancospino (crataegus monogyna)
Fusaggine (euonymus europeus)
Frassino (fraxinius oxycarpa)
Melo selvatico (malus sylvestris)
Platano (platanus orientalis)
Pioppo nero (popolus nigra)
Ciliegio selvatico (prunus avium)
Perastro (pyrus pyraster)
Farnia (quercus robur)
Spincervino (rhamnus catharticus)
Frangla (rhamnus frangula)
Rosa Canina (rosa canina)
Salice bianco (salix alba)
Salicone (salix caprea)
Salice grigio (salix cinerea)
Salice Rosso (salix purpurea)
Salice da ceste (salix trianda)
Salice viminario (salix viminalis)
Olmo (ulmus minor)
Acero Campestre (acer campestre)
Nocciolo (corylus avellana)
Sambuco (sambucus nigra)

Piante acquatiche e floreali

Cannuccia di palude (phragmites australis)
Mazzasorde (typha latifolia)
Nannufero (nufhar lutem) 
Salcerella (Lytrum salicaria) 
Giaggiolo (Iris pseudacorus)

 

Attività