Il progetto
Da aprile 2022 abbiamo in gestione l’Oasi del “Gorgo Leze” situata in località Boscofondi a Pettorazza Grimani (RO), censita come zona umida minore. Il gorgo è di origine alluvionale risalente all’anno 1951: all’inizio della sua formazione era una vera e propria oasi di biodiversità.
Per 70 anni questo stagno è stato maltrattato da un’economia agricola sempre più intensiva ed è stato luogo di abbandono. A causa di processi climatici globali la perdita della biodiversità si è accentuata in modo significativo.
La nostra associazione si è posta come sfida la messa in pratica di interventi mirati al ripristino della biodiversità perduta mediante le seguenti azioni:
- Rimboschimento perimetrale allo stagno, in modo tale da attirare il maggior numero di specie animali selvatiche
- Apposizione di nidi per uccelli, per mammiferi (abbiamo avviato il progetto “Buonanotte amico riccio”) e insetti pronubi (nello specifico nidi per bombi)
- la messa a dimora di vegetazione acquatica
- l’immissione di fauna ittica (seguendo tutti i protocolli sanitari e burocratici necessari)
Regole di accesso all'Oasi
Scheda del bosco
Bosco iniziato il
19 marzo 2022
Località
Boscofondi di Pettorazza Grimani
provincia di Rovigo
18.500 mq
su proprietà privata
40
partecipanti
450
alberi e arbusti autoctoni
Dove si trova
La formazione del Gorgo Leze
Il 14 novembre 1951 fu per il Polesine una data sconvolgente. Dopo settimane di piogge incessanti che avevano colpito tutto il bacino del Po, alle ore 19.45 del 14 novembre, l’argine maestro del fiume Po non seppe trattenere la piena e ruppe a Vallone di Paviole, in Comune di Canaro. Alle ore 20:00 si verificò una seconda rotta in località Bosco nel comune di Occhiobello. La terza falla si produsse poco più tardi, alle ore 20:15 circa, in località Malcantone dello stesso comune.
La massa d’acqua che si riversò con furia sconvolgente sulle terre del Polesine fu immane. Si calcola che la portata complessiva delle rotte sia stata dell’ordine dei 7.000 m³/s a fronte di una portata massima complessiva del fiume stimata in quell’occasione in circa 12.800 m³/s. In pratica, circa 2/3 della portata fluente, anziché proseguire la sua corsa verso il mare entro gli argini del fiume, si riversò sulle campagne e sui paesi.
Una volta raggiunto l’abitato di Loreo, comune sito più ad est, le acque invertirono la loro rotta creando paurosi vortici. La corrente scalzò il terreno sabbioso e fece crollare il terrapieno su cui passa l’odierna strada provinciale determinando la formazione del gorgo. Al museo dei Grandi Fiumi sono conservate le foto dell’abitazione allora esistente e sprofondata dal vortice irresistibile delle acque.
Tecnicamente i gorghi rappresentano la tipologia più diffusa ed importante di zone umide minori polesane. Retaggio di un’epoca pre-industriale dove il territorio aveva tutt’altro aspetto. Essi sono piccoli stagni di forma solitamente tondeggiante, originatesi dall’accumulo e mantenimento di acqua a seguito delle esondazioni dei fiumi, oppure rimaste all’interno dei paleoalvei dopo la modificazione di corsi d’acqua. Nel caso del gorgo Leze il paleoalveo che sta alla sua origine è quello dell’Adigetto che si ritiene collegasse già in epoca romana Badia, Rovigo e Cavarzere fino ad essere oggetto nel 1760 di Taglio da parte della Repubblica Serenissima. Il “drizzagno” eseguito per facilitare il deflusso delle acque dell’area delle Valli di Santa Giustina, portandole al Canalbianco in prossimità di Adria. Prima del taglio, l’Adigetto tornava all’Adige, fiume da cui prende le sue acque, poco a monte di Cavarzere. L’opera fu necessaria come risposta all’ennesima distruzione delle Botti (“botte” cioè un sifone), che il provveditore veneto Barbarigo aveva costruito sotto l’Adigetto nella seconda metà del XVI secolo, in modo da convogliare le acque del Ceresolo nel canale Rovigatta, tramite il quale poi esse defluivano nel canale di Loreo e da questo nel Canal Bianco, indi nel Po di Levante, raggiungendo infine il mare. Il nuovo assetto idraulico richiese inoltre lo scavo dello «Scolo Bresega nuova nel 1783» sul fianco destro dell’Adigetto e la costruzione di una nuova botte (1785 distrutta dall’alluvione del 1951) che permettesse a tali acque (che prima confluivano nel Ceresolo) di passare al di sotto dell’Adigetto. Grazie alla nuova opera idraulica, costruita poco più a sud della precedente Botte Barbariga, il nuovo Bresega poteva scaricarsi nel Canal Bianco a est di Adria. (Piovan)
FONTI
- S. Piovan, La mappa del Valle (1801) come strumento d’indagine dell’evoluzione idrografica nella pianura veneta centro-meridionale. Bollettino A.I.C. nr. 144-145-146 / 2012.
- M. Cortelazzo, A proposito dell’idronimo medievale Lexe ʻAdigeʼ, Wangadicia Rivista n. 3, 2004.
(…) Escluso che Lexe possa essere una variante di Àdese con spostamento di accento, peraltro mai documentato, per spiegare la forma inusuale bisognerà tentare di percorrere un’altra strada.
Partendo da L’Àdese e ritenendo normali in dialetto sia la concrezione dell’articolo (L’Àdese → Làdese), sia la caduta della –d– intervocalica (Làese), resta da spiegare lo sviluppo ulteriore di – ae – in – è -.
È cosa nota che Dante (De vulgari eloquentia, I XIV 5) considerava questo passaggio un tratto tipico del padovano dei suoi tempi, sia pure limitato ai soli astratti (denominata) con la finale –ate-, regolarmente passata in padovano antico dapprima –ade, quindi a –ae ed infine a –è.
Dante stesso cita bontè. Ma come ci insegna l’Ascoli nel 1870 dalle pagine del’ “Archivio glottologico italiano”, l’evoluzione era operante anche nelle forme verbali di seconda persona plurale in -atis (contentè, portè, e simili sono regolari nel padovano antico: G. Rohlfs, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, II, § 531) e nel corpo di parola di sostantivi. Lo svolgimento del suffisso in –aticum ne è una prova evidente: il Rohlfs ora ora citato ricorda solo, nel vol. III § 1331, il caso del trentino –ego in comparego ʻpispigliamento di comariʼ e in comparego ʻcomparaticoʼ, ma anche in padovano antico e rustico si presentano gramègo, salvègo, alàdega ecc.
Arrivati, quindi, a Làese l’ulteriore sviluppo in I è perfettamente regolare.
L'oasi
L’eredità lasciata da quella catastrofe ha oggi un indubbio valore naturalistico. La zona è oggi sottoposta a vincolo naturalistico da Piano di assetto territoriale e fa parte a pieno titolo del reticolo delle Zone Umide Minori.
Nel microhabitat creatosi hanno trovato insediamento regolare alcune specie nidificanti quali il Germano Reale (Anas-platyrhynchos), la Folaga (Fulica-atra) Cuculo (Cuculus-canorus), il Gruccione (Merops-apiaster), l’Usignolo di fiume (Cettia-cetti), la Capinera (Sylvia-atricapilla), la Cannaiola Comune (Acrocephalus-scirpaceus), il Cannareccione (Acrocephalus-arundinaceus), il Beccamoschino (Cisticola-juncidis), l’Usignolo (Luscinia-megarhynchos), il Cardellino (Carduelis-carduelis), il Martin pescatore (Alcedo Atthis), Gallinella d’Acqua (Gallinula Chlorupus), l’Airone Cenerino (Ardea Cinerea), il Germano Reale (Anas Platyrhynchos), il Tuffetto nella fase migratoria di passaggio (Tachybaptus ruficollis) ma anche anfibie come la Rana verde (Pelophylax esculentus), la Raganella (Hyla intermedia) o la Biscia dal collare (Natrix natrix) e ittiche come il Persico trota (micropterus salmoides), la Carpa (Cyprinus carpio), il Luccio (Esox lucius), l’Anguilla (Anguilla anguilla), il Carassio (Carassius carassius), la Tinca (Tinca tinca).
Dal punto di vista botanico il gorgo ha subito negli anni forti pressioni antropiche al punto da risultare prima del nostro intervento completamente circondato da coltivazioni a carattere agro industriale. Risultavano essere presenti nella fascia perimentrale delle cannuccie di palude (Phragmites australis) a composizione del fragmitéto con qualche contaminazioni verso il coltivo di piante arboree e arbustive come Salice bianco (Salix alba), Pioppo nero (Populus nigra), Sambuco (Sambucus nigra) e Rovo (Rubus ideus). Interessante presenza di specie floreali come il Nannufero (Nuphar Luteum), Salcerella (Lytrum Salicaria) e il Giaggiolo (Iris pseudacorus)
FONTI:
- D. Piva, Zone Umide Minori (Z.U.M.) della bassa pianura veneta (provincia di Rovigo): caratterizzazione del popolamento avifaunistico in periodo riproduttivo. Tesi di Laurea in Tecnologie Forestali e Ambientali. Università di Padova. Anno 2017/18
Progetti di ripristino della biodiversità
Marzo 2025 – Ripopolamento fauna ittica
Il mese scorso abbiamo proseguito nelle azioni di ripristino della biodiversità al Gorgo Leze, nello specifico della fauna ittica.
Seguendo tutti i protocolli sanitari e burocratici necessari abbiamo rilasciato: carpe, tinche, persici reali e persici trota di circa 15-20 cm.
L’intervento si è reso necessario a causa della riduzione della fauna ittica causata dalla predazione dei cormorani nei mesi scorsi.
Questo intervento non si limita al solo rilascio dei pesci, ma si inserisce in un più ampio progetto di piantumazione di vegetazione acquatica, come già anticipato nei mesi scorsi. Le piante acquatiche infatti sono indispensabili, sia perchè forniscono ossigeno e depurano l’acqua sia perchè creano zone di rifugio e riproduzione per pesci, anfibi, insetti, molluschi e crostacei.
Gennaio 2025 – Progetto “Buonanotte amico riccio”
Sabato 11 gennaio abbiamo partecipato alla premiazione del nostro progetto “Buoa notte amico riccio” in occasione dell’iniziativa “We Love People”, promossa da Alì supermercati che mira a sostenere associazioni che operano in ambito sociale sul territorio. In quell’occasione abbiamo vinto 315€ da destinare alla costruzioni di una casetta nido per ricci.
IL PROGETTO
In autunno i ricci cominciano a cercare il cibo per costituire le riserve di grasso necessarie per l’inverno ma il loro habitat naturale sta diventando sempre più scarso e in molti luoghi è difficile per loro trovare cibo e riparo.
Il nostro progetto prevede la costruzione di un nido artificiale da posizionare all’Oasi del Gorgo Leze allo scopo di fornire un ambiente confortevole per lo svernamento e adatto anche alla nidificazione.
Dicembre 2024 – Una nuova mangiatoia
Sabato 7 dicembre 2024 abbiamo installato la prima stazione di alimentazione per uccelli selvatici all’Oasi del Gorgo Leze. Nello specifico si tratta di una mangiatoia a silos avente una capienza volumetrica di tre litri, caricabile dall’alto con sementi, dotata di microfori sulla base per il drenaggio dell’acqua piovana.
Il montaggio è stato eseguito con staffa “antiferita” per il fusto della pianta utilizzata per il fissaggio della mangiatoia.
Agosto 2024 – Nuova tabella informativa
Con l’autorizzazione alla pesca sportiva ottenuta dalla Regione Veneto (n 128/24) cambiano le regole di accesso al Gorgo Leze. Per esercitare la pesca sportiva (esclusivamente “Catch and release“) è necessario essere associati a “Il Tarassaco”. I nostri volontari hanno provveduto ad agosto 2024 ad aggiornare la tabella con esposizioni delle modalità e regole di accesso!
Luglio 2024 – Messa a dimora di vegetazione acquatica
La presenza di vegetazione acquatica nelle zone umide minori è elemento essenziale per garantire una ricca biodiversità. Nell’oasi di Gorgo Leze risulta ormai assente la vegetazione acquatica non radicante (idrofite non radicanti), tipica degli stagni maturi in territori con estati e autunni piuttosto caldi e umidi, e piante acquatiche radicanti che un tempo erano perennemente presenti.
Una situazione causata da molteplici fattori tutti riconducibili ad azioni antropiche, dirette ed indirette. La più impattante sicuramente è stata l’introduzione di specie alloctone e invasive che si sono nutrite della vegetazione acquatica.
L’obiettivo è quindi tentare di ripristinare, almeno in parte, la vegetazione andata perduta. Per farlo stiamo introducendo piante acquatiche utilizzando una protezione fisica in modo tale da permettere lo sviluppo ed evitando che vengano consumate come alimento da parte degli animali alloctoni.
La protezione che abbiamo pensato consiste in un cesto cilindrico galleggiante, del diametro di un metro e mezzo, al cui interno vengono introdotte le piante non radicanti e le piante radicanti con le radici messe a dimora in appositi vasi microforati.
Gennaio 2024 – Installazione nidi artificiali per bombi
I bombi sono importantissimi impollinatori che hanno perso molte fonti di cibo e hanno difficoltà a trovare luoghi adatti alla nidificazione. Abbiamo costruito dei nidi artificiali specifici per bombi, posizionati a gennaio 2024 presso l’oasi del “Gorgo Leze”, che monitoreremo nel tempo. Ogni casetta è stata indicata sulla cartina presente nel sito. Contestualmente stiamo lavorando a del materiale divulgativo illustrato per raccontare questo progetto e la fondamentale l’importanza degli impollinatori.
19 Marzo 2022 – Nasce l’oasi del “Gorgo Leze”
In una giornata assolata e partecipata sono state messe a dimora 200 piante autoctone (donate dalla Fondazione Yves Rocher) suddivise in circa 20 essenze seguendo uno schema di impianto il più naturaliforme possibile. Sono stati liberati due rapaci di cui un Falco pellegrino recuperato e curato del Centro di Recupero animali selvatici di Polesella.
Il 29 ottobre 2022 sono state aggiunte ulteriori 200 piante.



